Basilica di San Domenico Maggiore

Basilica di San Domenico Maggiore

Piazza San Domenico Maggiore 1-11. (Apri Mappa)

Descrizione

La Basilica di San Domenico Maggiore sorge nella piazza omonima, nel cuore del decumano inferiore a Napoli. Gotica, vasta e piena di cappelle nobiliari, fu la casa madre dei domenicani nel regno di Napoli e la chiesa della nobiltà aragonese.

L'interno è a tre navate e misura 76 metri di lunghezza. Il soffitto a cassettoni dorati è barocco, del 1670, mentre il pavimento fu rifatto da Domenico Antonio Vaccaro nel 1732. Le cappelle sono ventisette, con altari e sepolcri dal Trecento al Cinquecento.

Da non perdere la cella di san Tommaso d'Aquino, nel convento: due piccoli ambienti dove il santo visse e studiò tra il 1272 e il 1273. Sopra l'altare c'è il crocifisso dipinto del Duecento che, secondo la tradizione, gli avrebbe parlato.

Nella sacrestia, sul ballatoio in alto, riposano 45 casse con le spoglie imbalsamate di nobili, quasi tutti aragonesi. Tra loro ci sono i re Ferrante I e Ferrante II.

Il convento custodisce anche la sala del Capitolo, con stucchi di ambito fanzaghiano, e il piccolo chiostro delle statue. Nell'antica sala di studio un'incisione ricorda il compenso del santo: un'oncia d'oro al mese.

La volle Carlo II d'Angiò, per un voto fatto alla Maddalena durante la prigionia seguita ai Vespri siciliani. La prima pietra fu posta nel 1283 e i lavori durarono fino al 1324.

Qui insegnò Tommaso d'Aquino e tra gli allievi di quella scuola passarono Giordano Bruno e Tommaso Campanella, due pensatori che con la Chiesa ebbero parecchi guai. Nel 1536 Carlo V fu accolto nel tempio.

Al primo piano del convento ci sono due refettori del 1668-1672, con un'Ultima cena attribuita a Vaccaro, e la biblioteca storica, considerata fin dal Quattrocento tra le più importanti di Napoli. Vicino alla cella si conserva una reliquia: un omero del santo, donato dai domenicani di Tolosa, dove Tommaso è sepolto.

Nei secoli il complesso ebbe anche usi meno nobili. Con Murat, tra il 1806 e il 1815, fu destinato a opera pubblica, e tra il 1865 e il 1885, dopo la soppressione degli ordini religiosi, servì da palestra, scuola, ricovero per mendicanti e perfino da tribunale.

Nel 1921 papa Benedetto XV la elevò a basilica minore. I bombardamenti del 1943 la danneggiarono e il restauro del 1953 riportò alla luce gli affreschi del Cavallini.