Descrizione
La Basilica di San Francesco di Paola chiude come un grande abbraccio di colonne la piazza del Plebiscito, a Napoli, di fronte al Palazzo Reale. È uno dei principali esempi di architettura neoclassica in Italia, con una cupola che ricorda quella del Pantheon.
All'esterno colpisce il pronao con sei colonne ioniche in marmo di Carrara, preceduto da una scalinata. Ai lati si apre il colonnato semicircolare della piazza, con le due statue equestri di Carlo III e di Ferdinando I, la prima opera di Canova.
Dentro, la chiesa è una grande rotonda di trentaquattro metri di diametro. Il pavimento di marmi policromi disegna motivi geometrici, mentre trentaquattro colonne alte undici metri, con il giglio borbonico nei capitelli, girano intorno sotto la cupola, alta cinquantatré metri.
Sull'abside si staglia l'altare maggiore, disegnato da Ferdinando Fuga nel 1751: porfido, lapislazzuli e agata. Nato per un'altra chiesa, qui fa da scenografia, con due colonne in breccia egiziana ai lati usate come candelabri.
La storia comincia con un generale francese. Nel 1809 Gioacchino Murat fece demolire conventi e giardini per creare il Gran Foro, un porticato con al centro un'aula circolare per le assemblee del popolo. Poi Murat fu cacciato e i lavori si fermarono.
Tornato sul trono, Ferdinando I attribuì il merito a san Francesco di Paola e promise una chiesa proprio lì. Vinse il concorso Pietro Bianchi, con una condizione del re: la cupola non doveva superare il Palazzo Reale. La prima pietra fu posta nel 1816, la chiesa fu conclusa nel 1846.
Sotto la basilica si estende un ipogeo di oltre mille metri quadrati, liberato dai detriti con un restauro del 2018. Ha le stesse dimensioni della chiesa: forse doveva accogliere le tombe dei Borbone, ma non se ne fece nulla.
Fu anche la prima chiesa di Napoli con l'altare rovescio, privilegio concesso da papa Gregorio XVI. Dalle tribune in alto, dentro il tamburo, i reali seguivano la messa.
All'esterno colpisce il pronao con sei colonne ioniche in marmo di Carrara, preceduto da una scalinata. Ai lati si apre il colonnato semicircolare della piazza, con le due statue equestri di Carlo III e di Ferdinando I, la prima opera di Canova.
Dentro, la chiesa è una grande rotonda di trentaquattro metri di diametro. Il pavimento di marmi policromi disegna motivi geometrici, mentre trentaquattro colonne alte undici metri, con il giglio borbonico nei capitelli, girano intorno sotto la cupola, alta cinquantatré metri.
Sull'abside si staglia l'altare maggiore, disegnato da Ferdinando Fuga nel 1751: porfido, lapislazzuli e agata. Nato per un'altra chiesa, qui fa da scenografia, con due colonne in breccia egiziana ai lati usate come candelabri.
La storia comincia con un generale francese. Nel 1809 Gioacchino Murat fece demolire conventi e giardini per creare il Gran Foro, un porticato con al centro un'aula circolare per le assemblee del popolo. Poi Murat fu cacciato e i lavori si fermarono.
Tornato sul trono, Ferdinando I attribuì il merito a san Francesco di Paola e promise una chiesa proprio lì. Vinse il concorso Pietro Bianchi, con una condizione del re: la cupola non doveva superare il Palazzo Reale. La prima pietra fu posta nel 1816, la chiesa fu conclusa nel 1846.
Sotto la basilica si estende un ipogeo di oltre mille metri quadrati, liberato dai detriti con un restauro del 2018. Ha le stesse dimensioni della chiesa: forse doveva accogliere le tombe dei Borbone, ma non se ne fece nulla.
Fu anche la prima chiesa di Napoli con l'altare rovescio, privilegio concesso da papa Gregorio XVI. Dalle tribune in alto, dentro il tamburo, i reali seguivano la messa.