Descrizione
La basilica di San Paolo Maggiore è una grande chiesa barocca in piazza San Gaetano, nel centro antico di Napoli. Si riconosce subito: in facciata ha ancora due colonne corinzie del tempio romano su cui è stata costruita.
Le colonne del tempio dei Dioscuri, del I secolo d.C., sono alte circa undici metri e reggono ancora il loro architrave. Accanto, in due nicchie, le statue dei santi Pietro e Paolo. Una doppia scalinata porta all'ingresso.
Dentro, una chiesa a croce latina a tre navate. Il pavimento e i rivestimenti della navata sono fatti con i marmi del tempio crollato, rilavorati da Domenico Antonio Vaccaro dal 1712. Sul soffitto restano gli affreschi di Massimo Stanzione scampati alle bombe del 1943.
Da non perdere la sacrestia di Solimena, alle spalle dell'abside: arredi del Seicento e pareti coperte di angeli, allegorie e virtù, con la Caduta di San Paolo e la Caduta di Simon Mago, tutte firmate dal pittore.
Da vedere anche la cappella Firrao, a sinistra dell'abside, rivestita di marmi policromi e ancora nel suo aspetto originale, e la statua dell'Angelo custode di Vaccaro nella navata. Sotto la scalinata si scende ai resti del tempio riscoperti nel 1962.
Il fronte del tempio, sei colonne e un timpano scolpito, era rimasto in piedi per sedici secoli. Nel 1671 Dionisio Lazzari lo collegò alla chiesa con una volta in muratura e, probabilmente, lo appesantì troppo: nel 1688 un terremoto lo abbatté.
La prima chiesa qui, alle spalle del tempio, era nata tra l'VIII e il IX secolo per festeggiare una vittoria dei napoletani sui Saraceni. Nel 1538 passò a Gaetano Thiene e ai suoi teatini, che la ricostruirono in grande.
Nella cappella a destra dell'abside, in una cassa di ottone dorato, riposa sant'Andrea Avellino, che qui morì nel 1608. Nel 1585, durante i tumulti seguiti al linciaggio del capopopolo Starace, aveva fatto da mediatore e aperto ai poveri le risorse del suo ordine.
Le colonne del tempio dei Dioscuri, del I secolo d.C., sono alte circa undici metri e reggono ancora il loro architrave. Accanto, in due nicchie, le statue dei santi Pietro e Paolo. Una doppia scalinata porta all'ingresso.
Dentro, una chiesa a croce latina a tre navate. Il pavimento e i rivestimenti della navata sono fatti con i marmi del tempio crollato, rilavorati da Domenico Antonio Vaccaro dal 1712. Sul soffitto restano gli affreschi di Massimo Stanzione scampati alle bombe del 1943.
Da non perdere la sacrestia di Solimena, alle spalle dell'abside: arredi del Seicento e pareti coperte di angeli, allegorie e virtù, con la Caduta di San Paolo e la Caduta di Simon Mago, tutte firmate dal pittore.
Da vedere anche la cappella Firrao, a sinistra dell'abside, rivestita di marmi policromi e ancora nel suo aspetto originale, e la statua dell'Angelo custode di Vaccaro nella navata. Sotto la scalinata si scende ai resti del tempio riscoperti nel 1962.
Il fronte del tempio, sei colonne e un timpano scolpito, era rimasto in piedi per sedici secoli. Nel 1671 Dionisio Lazzari lo collegò alla chiesa con una volta in muratura e, probabilmente, lo appesantì troppo: nel 1688 un terremoto lo abbatté.
La prima chiesa qui, alle spalle del tempio, era nata tra l'VIII e il IX secolo per festeggiare una vittoria dei napoletani sui Saraceni. Nel 1538 passò a Gaetano Thiene e ai suoi teatini, che la ricostruirono in grande.
Nella cappella a destra dell'abside, in una cassa di ottone dorato, riposa sant'Andrea Avellino, che qui morì nel 1608. Nel 1585, durante i tumulti seguiti al linciaggio del capopopolo Starace, aveva fatto da mediatore e aperto ai poveri le risorse del suo ordine.