Descrizione
Il Maschio Angioino, o Castel Nuovo, è la fortezza con cinque torri rotonde che domina piazza Municipio, di fronte al porto. È uno dei simboli di Napoli: una reggia-castello medievale e rinascimentale, che oggi ospita un museo civico e le sue sale più celebri.
L'ingresso è un'opera d'arte. Tra due torri sta l'arco trionfale, in marmo, capolavoro del Rinascimento napoletano, che celebra l'ingresso di re Alfonso d'Aragona in città. Ci lavorarono Francesco Laurana e altri scultori; in cima c'è San Michele.
Nel cortile la Cappella Palatina è l'unico pezzo superstite del castello angioino del Trecento, con un portale rinascimentale e pochi resti di affreschi. Vicino la Sala dell'Armeria ha un pavimento di vetro, sotto cui si vedono reperti romani.
La Sala dei Baroni è il cuore del castello: una grande sala con una volta a ombrello di Guillem Sagrera e due finestre a croce che affacciano sul mare. Sotto, le prigioni custodiscono la fossa del coccodrillo, di cui si racconta una leggenda cupa. Il museo civico espone dipinti dal Quattrocento al Novecento, tra cui Mattia Preti e Luca Giordano.
Il castello lo volle Carlo I d'Angiò, che aveva spostato la capitale da Palermo a Napoli e cercava una reggia vicino al mare. Fu costruito in appena tre anni, dal 1279, ma il re non ci abitò mai.
Nel 1294, nella sala maggiore, Celestino V rinunciò al papato. Con Roberto d'Angiò arrivò Giotto per affrescare le pareti, ma il ciclo è perduto. Il castello di oggi è soprattutto aragonese: Alfonso lo ricostruì da metà Quattrocento, con torri rotonde fatte per reggere i cannoni.
Suo figlio Ferrante, nel 1487, invitò nella sala i baroni congiurati con la scusa di una festa di nozze: erano una trappola, e i baroni furono arrestati. Da allora è la Sala dei Baroni. La leggenda del coccodrillo racconta invece di prigionieri trascinati in mare da un rettile.
Il museo civico al primo piano espone dipinti religiosi dal Quindicesimo al Diciottesimo secolo, con Battistello Caracciolo, Luca Giordano, Solimena e Mattia Preti. Al secondo piano ci sono opere dal Settecento al Novecento: storia, paesaggi, ritratti e vedute di Napoli.
Poi vennero secoli da caserma, e il castello sparì tra casupole e capannoni. Fu isolato dagli anni Venti del Novecento.
Da non perdere
• L'arco trionfale.
• La Sala dei Baroni.
• La Cappella Palatina.
• La Sala dell'Armeria.
Lo sapevi?
• Nel 1494 una palla di cannone francese colpì il portone di bronzo del castello.
• Durante il viceregno spagnolo furono cancellati quattro affreschi di Giotto della Cappella Palatina.
L'ingresso è un'opera d'arte. Tra due torri sta l'arco trionfale, in marmo, capolavoro del Rinascimento napoletano, che celebra l'ingresso di re Alfonso d'Aragona in città. Ci lavorarono Francesco Laurana e altri scultori; in cima c'è San Michele.
Nel cortile la Cappella Palatina è l'unico pezzo superstite del castello angioino del Trecento, con un portale rinascimentale e pochi resti di affreschi. Vicino la Sala dell'Armeria ha un pavimento di vetro, sotto cui si vedono reperti romani.
La Sala dei Baroni è il cuore del castello: una grande sala con una volta a ombrello di Guillem Sagrera e due finestre a croce che affacciano sul mare. Sotto, le prigioni custodiscono la fossa del coccodrillo, di cui si racconta una leggenda cupa. Il museo civico espone dipinti dal Quattrocento al Novecento, tra cui Mattia Preti e Luca Giordano.
Il castello lo volle Carlo I d'Angiò, che aveva spostato la capitale da Palermo a Napoli e cercava una reggia vicino al mare. Fu costruito in appena tre anni, dal 1279, ma il re non ci abitò mai.
Nel 1294, nella sala maggiore, Celestino V rinunciò al papato. Con Roberto d'Angiò arrivò Giotto per affrescare le pareti, ma il ciclo è perduto. Il castello di oggi è soprattutto aragonese: Alfonso lo ricostruì da metà Quattrocento, con torri rotonde fatte per reggere i cannoni.
Suo figlio Ferrante, nel 1487, invitò nella sala i baroni congiurati con la scusa di una festa di nozze: erano una trappola, e i baroni furono arrestati. Da allora è la Sala dei Baroni. La leggenda del coccodrillo racconta invece di prigionieri trascinati in mare da un rettile.
Il museo civico al primo piano espone dipinti religiosi dal Quindicesimo al Diciottesimo secolo, con Battistello Caracciolo, Luca Giordano, Solimena e Mattia Preti. Al secondo piano ci sono opere dal Settecento al Novecento: storia, paesaggi, ritratti e vedute di Napoli.
Poi vennero secoli da caserma, e il castello sparì tra casupole e capannoni. Fu isolato dagli anni Venti del Novecento.
Da non perdere
• L'arco trionfale.
• La Sala dei Baroni.
• La Cappella Palatina.
• La Sala dell'Armeria.
Lo sapevi?
• Nel 1494 una palla di cannone francese colpì il portone di bronzo del castello.
• Durante il viceregno spagnolo furono cancellati quattro affreschi di Giotto della Cappella Palatina.