Descrizione
La Chiesa dei Santi Severino e Sossio è una grande chiesa rinascimentale di Napoli, in via Bartolommeo Capasso, vicino al decumano inferiore, nel quartiere Pendino. Appartiene a uno dei monasteri più vasti della città, con tre chiostri, e dentro conserva una cappella funeraria famosa per tre fratelli scolpiti seduti sul loro sarcofago.
La cappella è la cappella Sanseverino, accanto all'altare maggiore. La volle Ippolita de Monti come pantheon di famiglia, decorata tra il 1538 e il 1548: il monumento dei tre fratelli è di Giovanni da Nola.
I tre giovani morirono prematuramente, avvelenati dal loro zio per un'eredità, e la madre non li volle distesi, ma seduti come se fossero vivi. Lei stessa fu sepolta lì, stesa sul pavimento davanti al monumento.
La chiesa è a croce latina, lunga circa 80 metri e larga 40, con una navata sola e sette cappelle per lato. Nell'abside, l'altare e la balaustra sono di Cosimo Fanzago, e Belisario Corenzio ha affrescato la volta con Storie del Vecchio Testamento.
Il coro ligneo del Cinquecento è opera di Bartolomeo Chiarini e Benvenuto Tortelli, e fu per anni un modello per altri cori della città, quasi un'enciclopedia di intagli.
La cupola, del 1561, è una delle prime erette a Napoli. Gli affreschi sulla volta della navata, con scene di san Benedetto, e la Cena a casa del fariseo sulla controfacciata sono di Francesco De Mura, e sostituiscono quelli di Corenzio crollati nel terremoto del 1731.
Le cappelle laterali ospitano lavori di alcuni dei pittori e scultori più influenti del Cinquecento napoletano: Marco Pino da Siena, Andrea da Salerno e il Cavalier d'Arpino. Nell'antisacrestia la cappella de Medici ha pareti rivestite di intarsio policromo, tra i primi esempi a Napoli. La sacrestia conserva il ciclo più integro di Onofrio De Lione.
Dal monastero si arriva alla chiesa inferiore, detta anche succorpo, del primo Cinquecento, con una navata e cinque cappelle laterali. I tre chiostri ospitano in circa 300 sale l'Archivio di Stato di Napoli.
Nel secondo chiostro, detto del Platano, venti affreschi di Antonio Solario con le Storie della vita di san Benedetto sono una delle testimonianze artistiche più importanti sulla vita del santo. Il primo chiostro, detto di Marmo, ha colonne di marmo bianco di Carrara e, al centro del giardino, una scultura di Michelangelo Naccherino.
Il monastero fu fondato dai benedettini nel X secolo, fuggiti dalla collina di Pizzofalcone per le incursioni saracene, con le reliquie di san Severino. Nel 904 portarono qui anche quelle di san Sossio, compagno di martirio di san Gennaro. L'attuale chiesa fu avviata nel 1490 da Giovanni Francesco Mormando e consacrata nel 1571.
Da non perdere
• La cappella Sanseverino.
• Il chiostro del Platano.
• Il coro ligneo.
• La cappella de Medici.
Lo sapevi?
• Belisario Corenzio, il pittore delle volte, morì a 80 anni cadendo dai ponteggi mentre affrescava la chiesa: la sua lapide è nel pavimento.
• Il platano del chiostro, secondo la tradizione, lo piantò san Benedetto: le sue foglie avrebbero guarito le ferite. Fu abbattuto nel 1959.
• Nel 1594 nel monastero soggiornò Torquato Tasso, e una sala porta il suo nome.
La cappella è la cappella Sanseverino, accanto all'altare maggiore. La volle Ippolita de Monti come pantheon di famiglia, decorata tra il 1538 e il 1548: il monumento dei tre fratelli è di Giovanni da Nola.
I tre giovani morirono prematuramente, avvelenati dal loro zio per un'eredità, e la madre non li volle distesi, ma seduti come se fossero vivi. Lei stessa fu sepolta lì, stesa sul pavimento davanti al monumento.
La chiesa è a croce latina, lunga circa 80 metri e larga 40, con una navata sola e sette cappelle per lato. Nell'abside, l'altare e la balaustra sono di Cosimo Fanzago, e Belisario Corenzio ha affrescato la volta con Storie del Vecchio Testamento.
Il coro ligneo del Cinquecento è opera di Bartolomeo Chiarini e Benvenuto Tortelli, e fu per anni un modello per altri cori della città, quasi un'enciclopedia di intagli.
La cupola, del 1561, è una delle prime erette a Napoli. Gli affreschi sulla volta della navata, con scene di san Benedetto, e la Cena a casa del fariseo sulla controfacciata sono di Francesco De Mura, e sostituiscono quelli di Corenzio crollati nel terremoto del 1731.
Le cappelle laterali ospitano lavori di alcuni dei pittori e scultori più influenti del Cinquecento napoletano: Marco Pino da Siena, Andrea da Salerno e il Cavalier d'Arpino. Nell'antisacrestia la cappella de Medici ha pareti rivestite di intarsio policromo, tra i primi esempi a Napoli. La sacrestia conserva il ciclo più integro di Onofrio De Lione.
Dal monastero si arriva alla chiesa inferiore, detta anche succorpo, del primo Cinquecento, con una navata e cinque cappelle laterali. I tre chiostri ospitano in circa 300 sale l'Archivio di Stato di Napoli.
Nel secondo chiostro, detto del Platano, venti affreschi di Antonio Solario con le Storie della vita di san Benedetto sono una delle testimonianze artistiche più importanti sulla vita del santo. Il primo chiostro, detto di Marmo, ha colonne di marmo bianco di Carrara e, al centro del giardino, una scultura di Michelangelo Naccherino.
Il monastero fu fondato dai benedettini nel X secolo, fuggiti dalla collina di Pizzofalcone per le incursioni saracene, con le reliquie di san Severino. Nel 904 portarono qui anche quelle di san Sossio, compagno di martirio di san Gennaro. L'attuale chiesa fu avviata nel 1490 da Giovanni Francesco Mormando e consacrata nel 1571.
Da non perdere
• La cappella Sanseverino.
• Il chiostro del Platano.
• Il coro ligneo.
• La cappella de Medici.
Lo sapevi?
• Belisario Corenzio, il pittore delle volte, morì a 80 anni cadendo dai ponteggi mentre affrescava la chiesa: la sua lapide è nel pavimento.
• Il platano del chiostro, secondo la tradizione, lo piantò san Benedetto: le sue foglie avrebbero guarito le ferite. Fu abbattuto nel 1959.
• Nel 1594 nel monastero soggiornò Torquato Tasso, e una sala porta il suo nome.