Descrizione
La chiesa di San Giovanni a Carbonara si trova nel centro storico di Napoli, nel quartiere San Lorenzo. Fondata nel Trecento, ha interni quasi tutti del Cinquecento: per sculture e pitture è una delle chiese rinascimentali più importanti della città.
Si entra dallo scalone a doppia rampa in piperno disegnato da Ferdinando Sanfelice intorno al 1707. Serviva a dare un solo ingresso alla chiesa e alle cappelle vicine, e oggi è già una piccola scenografia barocca.
L'interno ha una sola navata, con il soffitto a travi di legno. In fondo all'abside domina il monumento funebre a re Ladislao, alto 18 metri: un'enorme macchina di marmo tardogotica, opera di Andrea da Firenze e di altri scultori toscani.
Passando sotto il monumento si entra nella cappella Caracciolo del Sole, di gusto toscano, con affreschi quattrocenteschi alle pareti e, di fronte all'ingresso, il grande sepolcro di Sergianni Caracciolo.
A sinistra dell'altare c'è la cappella Caracciolo di Vico, d'inizio Cinquecento. Tombe e sculture sono di maestri diversi del Rinascimento napoletano e spagnolo, come Giovanni da Nola, Diego de Siloé e Bartolomé Ordóñez.
Sulla parete destra dell'abside c'è la Crocifissione dipinta da Giorgio Vasari nel 1545. Vicino all'ingresso, la cappella Somma ha un altare con l'Assunta e un ciclo di affreschi sulla Passione di Cristo.
Il convento agostiniano nacque nel 1339 su terreni donati da un patrizio, Gualtiero Galeota. In epoca medievale quei lotti servivano a scaricare rifiuti inceneriti, che i corsi d'acqua portavano poi in mare.
Il re Ladislao volle essere sepolto qui. Alla sua morte la sorella Giovanna II fece costruire il mausoleo, e il convento divenne un luogo d'incontro di uomini di cultura come Pontano e Sannazaro.
Sergianni Caracciolo era l'amante della regina e il vero padrone del regno. La notte del 18 agosto 1432, dopo le nozze del figlio a Castel Capuano, venti pugnalate lo uccisero: la regina lo aveva voluto, e lo seppellì qui.
Nella cappella Recco c'era un tempo il presepe quattrocentesco commissionato nel 1478 a Pietro e Giovanni Alamanno. Delle sue figure di pastori ne restano quarantacinque, oggi al Museo nazionale di San Martino.
Si entra dallo scalone a doppia rampa in piperno disegnato da Ferdinando Sanfelice intorno al 1707. Serviva a dare un solo ingresso alla chiesa e alle cappelle vicine, e oggi è già una piccola scenografia barocca.
L'interno ha una sola navata, con il soffitto a travi di legno. In fondo all'abside domina il monumento funebre a re Ladislao, alto 18 metri: un'enorme macchina di marmo tardogotica, opera di Andrea da Firenze e di altri scultori toscani.
Passando sotto il monumento si entra nella cappella Caracciolo del Sole, di gusto toscano, con affreschi quattrocenteschi alle pareti e, di fronte all'ingresso, il grande sepolcro di Sergianni Caracciolo.
A sinistra dell'altare c'è la cappella Caracciolo di Vico, d'inizio Cinquecento. Tombe e sculture sono di maestri diversi del Rinascimento napoletano e spagnolo, come Giovanni da Nola, Diego de Siloé e Bartolomé Ordóñez.
Sulla parete destra dell'abside c'è la Crocifissione dipinta da Giorgio Vasari nel 1545. Vicino all'ingresso, la cappella Somma ha un altare con l'Assunta e un ciclo di affreschi sulla Passione di Cristo.
Il convento agostiniano nacque nel 1339 su terreni donati da un patrizio, Gualtiero Galeota. In epoca medievale quei lotti servivano a scaricare rifiuti inceneriti, che i corsi d'acqua portavano poi in mare.
Il re Ladislao volle essere sepolto qui. Alla sua morte la sorella Giovanna II fece costruire il mausoleo, e il convento divenne un luogo d'incontro di uomini di cultura come Pontano e Sannazaro.
Sergianni Caracciolo era l'amante della regina e il vero padrone del regno. La notte del 18 agosto 1432, dopo le nozze del figlio a Castel Capuano, venti pugnalate lo uccisero: la regina lo aveva voluto, e lo seppellì qui.
Nella cappella Recco c'era un tempo il presepe quattrocentesco commissionato nel 1478 a Pietro e Giovanni Alamanno. Delle sue figure di pastori ne restano quarantacinque, oggi al Museo nazionale di San Martino.