Chiesa di San Pietro a Majella

Chiesa di San Pietro a Majella

Piazza Luigi Miraglia 393-394. (Apri Mappa)

Descrizione

La Chiesa di San Pietro a Majella è una chiesa gotica su via dei Tribunali, nel centro antico di Napoli, famosa per il soffitto a cassettoni del Seicento con le grandi tele di Mattia Preti. Dedicata a Celestino V, il papa del «gran rifiuto», sorge accanto al conservatorio di musica che occupa l'ex monastero.

La facciata, tutta di piperno, ha in alto un rosone e in basso una scalinata che porta a un portale marmoreo barocco, con un timpano spezzato.

A sinistra si alza il campanile gotico, alto 42 metri, in tufo con angoli di piperno. Tra il secondo e il terzo piano ha tavole di marmo con gli stemmi di Celestino V.

Dentro ci sono tre navate: la centrale ha un soffitto a cassettoni, le laterali volte a crociera, e lungo i lati dieci cappelle più quattro intorno al presbiterio.

Il soffitto è il pezzo forte: lo disegnò Bonaventura Presti a metà Seicento e lo riempì di dipinti Mattia Preti, tra il 1657 e il 1673, durante il suo soggiorno a Napoli.

Sono episodi della vita di san Pietro Celestino e di santa Caterina d'Alessandria, e rappresentano uno dei punti più alti della pittura italiana del Seicento. Dieci dipinti sono collocati nelle nicchie della navata e del transetto.

Nell'abside c'è l'altare maggiore, disegnato da Cosimo Fanzago, con una balaustra di marmi policromi e sopra un crocifisso ligneo del Quattrocento. Dietro, un coro di legno del primo Cinquecento è intarsiato con scene di santi, e sulle pareti ci sono affreschi di Nunzio Rossi del 1646.

Le cappelle hanno ciascuna la sua storia. La cappella Leonessa ha un grande ciclo di affreschi del 1355-60 con le Storie di san Martino, di un maestro anonimo.

Nella cappella Petra si trova una Madonna del Soccorso della metà del Trecento; la cappella Staibano ha affreschi con Storie della Maddalena. E in una cappella è sepolto il filosofo e scienziato Leonardo Di Capua.

Nel transetto si conservano anche i resti di un affresco trecentesco con la Madonna dell'Umiltà, e un portale rinascimentale porta al chiostro. Il monastero ospita, dal 1826, il Conservatorio di musica: nel primo chiostro, del 1660 circa, c'è una scultura di Beethoven di Francesco Jerace, e nel secondo si entra alla biblioteca e al museo del conservatorio.

La chiesa nacque alla fine del Duecento per volere di Carlo II d'Angiò, dove sorgevano due monasteri femminili, per iniziativa di Giovanni Pipino da Barletta. Affidata ai Celestini, fu detta «di San Pietro a Majella» in ricordo dell'eremo dove viveva Pietro da Morrone, il futuro Celestino V.

Nel Seicento l'abate dei Celestini, Fabrizio Campana, la volle barocca, con stucchi e marmi. Poi un lungo restauro, tra il 1888 e il 1927, cercò di ridarle l'originario aspetto gotico. Con l'arrivo della Repubblica napoletana del 1799 i Celestini furono cacciati.

Da non perdere
• Le tele di Mattia Preti sul soffitto.
• La cappella Leonessa.
• Il campanile gotico.
• L'altare di Fanzago.

Lo sapevi?
• Celestino V fissò la curia a Castel Nuovo, a Napoli, protetto ma di fatto ostaggio del re: undici giorni dopo le sue dimissioni il conclave, riunito nello stesso castello, elesse Bonifacio VIII.
• Per molti commentatori di Dante, Celestino è «colui che fece per viltade il gran rifiuto»: ma l'identificazione è discussa.