Descrizione
La chiesa di Sant'Angelo a Nilo, detta anche cappella Brancaccio, è una piccola chiesa del centro storico di Napoli, in piazzetta Nilo, a due passi da Spaccanapoli e da piazza San Domenico Maggiore. Fuori sembra poca cosa: dentro c'è un capolavoro di Donatello.
Il motivo per entrare è il sepolcro del cardinale Rainaldo Brancaccio, una delle opere di scultura più importanti della città. Ha ancora la struttura a baldacchino del gotico, ma le figure e i rilievi parlano già la lingua nuova del Rinascimento.
Lo scolpirono a Pisa, tra il 1426 e il 1428, Donatello, Michelozzo e altri maestri toscani. Poi la tomba fu caricata su una nave e spedita a Napoli per mare, destinazione la cappella di famiglia del cardinale.
Sull'altare maggiore c'è il San Michele Arcangelo dipinto nel 1573 dal senese Marco Pino. A sinistra, il sepolcro barocco dei cardinali Francesco e Stefano Brancaccio, zio e nipote: una piramide sorretta da leoni, con la Morte e la Fama ai lati.
Vale uno sguardo anche il portale su via Mezzocannone, l'unico pezzo rimasto della chiesa gotica: angeli e santi sull'architrave, la Vergine con il cardinale nella lunetta e un portone di legno quattrocentesco con sei santi intagliati.
Il nome viene dalla piazzetta, dedicata al dio Nilo che qui veneravano i mercanti egiziani della Napoli greco-romana. La sua statua antica sta ancora lì, nella piazzetta.
La chiesa nacque nel 1385, quando il cardinale Rainaldo Brancaccio fece costruire una cappella accanto al palazzo dei suoi. Nel 1709 Arcangelo Guglielmelli la rifece da capo, con marmi, stucchi e tele di Giovan Battista Lama.
Nella prima cappella a destra, dietro una cancellata di ottone e ferro battuto, riposano le reliquie di Candida "la Giovane", una matrona del VI secolo. È stata venerata come santa fino agli ultimi decenni del Novecento: per errore.
Il motivo per entrare è il sepolcro del cardinale Rainaldo Brancaccio, una delle opere di scultura più importanti della città. Ha ancora la struttura a baldacchino del gotico, ma le figure e i rilievi parlano già la lingua nuova del Rinascimento.
Lo scolpirono a Pisa, tra il 1426 e il 1428, Donatello, Michelozzo e altri maestri toscani. Poi la tomba fu caricata su una nave e spedita a Napoli per mare, destinazione la cappella di famiglia del cardinale.
Sull'altare maggiore c'è il San Michele Arcangelo dipinto nel 1573 dal senese Marco Pino. A sinistra, il sepolcro barocco dei cardinali Francesco e Stefano Brancaccio, zio e nipote: una piramide sorretta da leoni, con la Morte e la Fama ai lati.
Vale uno sguardo anche il portale su via Mezzocannone, l'unico pezzo rimasto della chiesa gotica: angeli e santi sull'architrave, la Vergine con il cardinale nella lunetta e un portone di legno quattrocentesco con sei santi intagliati.
Il nome viene dalla piazzetta, dedicata al dio Nilo che qui veneravano i mercanti egiziani della Napoli greco-romana. La sua statua antica sta ancora lì, nella piazzetta.
La chiesa nacque nel 1385, quando il cardinale Rainaldo Brancaccio fece costruire una cappella accanto al palazzo dei suoi. Nel 1709 Arcangelo Guglielmelli la rifece da capo, con marmi, stucchi e tele di Giovan Battista Lama.
Nella prima cappella a destra, dietro una cancellata di ottone e ferro battuto, riposano le reliquie di Candida "la Giovane", una matrona del VI secolo. È stata venerata come santa fino agli ultimi decenni del Novecento: per errore.