Descrizione
La chiesa di Sant'Antonio Abate è un'antica chiesa di Napoli, all'inizio del borgo che porta il suo nome, in via Foria. Fuori mostra una facciata settecentesca, ma sotto quella restano pezzi medievali, a partire dal portale.
Il pezzo più prezioso è il portale: marmo bianco, con una lunetta a sesto acuto. I battenti di legno, divisi in novanta riquadri, portano lo stemma dell'ordine antoniano, il tau, e quello dei Durazzo. Nel 1905 un cronista li definì tra i pochi del Trecento rimasti in città.
L'interno è a navata unica, con un soffitto a cassettoni. Sotto gli stucchi si riconoscono ancora gli archi angioini delle cappelle. Sui pilastri restano due frammenti di affreschi trecenteschi: la Crocifissione di Sant'Antonio abate e una Madonna delle Grazie, con un bambino che afferra il seno della madre con una naturalezza sorprendente.
Più avanti ci sono due statue medievali, San Baculo vestito da pellegrino (secondo alcuni è san Giacomo di Compostela, per le conchiglie) e Sant'Antonio con il verro. Poi una Madonna col Bambino in marmo, che secondo la tradizione ha il volto della regina Giovanna I, e un fonte battesimale cinquecentesco con Sant'Antonio e il suo maiale.
Nella parte alta della chiesa ci sono i dipinti di Domenico Viola, allievo di Luca Giordano: un San Nicola e dodici santi eremiti tra i finestroni. Nella cappella del Santissimo c'è un affresco con la Deposizione, restaurato nel 2008.
Perché il santo ha un maiale accanto? Nel Trecento qui sorgevano una chiesa e un ospedale. I monaci antoniani curavano il «fuoco di Sant'Antonio», l'herpes zoster, con un unguento fatto con il grasso di maiale.
I napoletani presero l'abitudine di allevare maialini da regalare ai monaci. L'usanza durò fino al 1665, quando durante una processione un maialino si infilò tra le gambe del vescovo. Lui, furioso, vietò l'allevamento dei maiali in città.
Le origini sono avvolte nel mistero. La leggenda vuole la chiesa fondata dalla regina Giovanna I d'Angiò, ma un documento del 1313 prova che esistevano già chiesa e ospedale. Le fonti sono così scarse che nel 1905 Benedetto Croce mandò un cronista a descriverla per la sua rivista.
Nel Settecento il cardinale Sersale coprì la facciata gotica con quella attuale. A destra resta un vecchio portale a sesto acuto, murato: era l'ingresso del convento. Il Risanamento, a fine Ottocento, portò via un lato della chiesa per allargare la strada.
Da non perdere
• Il portale con i battenti trecenteschi.
• Gli affreschi sui pilastri.
• Il fonte battesimale con il maiale.
Lo sapevi?
• Il cronista del 1905 scrisse che il Sersale aveva fatto «deturpamenti» dentro e fuori: lo stemma del cardinale sulla facciata ne tiene ancora memoria.
• Il largo davanti alla chiesa nacque all'inizio degli anni Quaranta del Novecento, quando caddero i muri che univano chiesa, convento e lazzaretto.
Il pezzo più prezioso è il portale: marmo bianco, con una lunetta a sesto acuto. I battenti di legno, divisi in novanta riquadri, portano lo stemma dell'ordine antoniano, il tau, e quello dei Durazzo. Nel 1905 un cronista li definì tra i pochi del Trecento rimasti in città.
L'interno è a navata unica, con un soffitto a cassettoni. Sotto gli stucchi si riconoscono ancora gli archi angioini delle cappelle. Sui pilastri restano due frammenti di affreschi trecenteschi: la Crocifissione di Sant'Antonio abate e una Madonna delle Grazie, con un bambino che afferra il seno della madre con una naturalezza sorprendente.
Più avanti ci sono due statue medievali, San Baculo vestito da pellegrino (secondo alcuni è san Giacomo di Compostela, per le conchiglie) e Sant'Antonio con il verro. Poi una Madonna col Bambino in marmo, che secondo la tradizione ha il volto della regina Giovanna I, e un fonte battesimale cinquecentesco con Sant'Antonio e il suo maiale.
Nella parte alta della chiesa ci sono i dipinti di Domenico Viola, allievo di Luca Giordano: un San Nicola e dodici santi eremiti tra i finestroni. Nella cappella del Santissimo c'è un affresco con la Deposizione, restaurato nel 2008.
Perché il santo ha un maiale accanto? Nel Trecento qui sorgevano una chiesa e un ospedale. I monaci antoniani curavano il «fuoco di Sant'Antonio», l'herpes zoster, con un unguento fatto con il grasso di maiale.
I napoletani presero l'abitudine di allevare maialini da regalare ai monaci. L'usanza durò fino al 1665, quando durante una processione un maialino si infilò tra le gambe del vescovo. Lui, furioso, vietò l'allevamento dei maiali in città.
Le origini sono avvolte nel mistero. La leggenda vuole la chiesa fondata dalla regina Giovanna I d'Angiò, ma un documento del 1313 prova che esistevano già chiesa e ospedale. Le fonti sono così scarse che nel 1905 Benedetto Croce mandò un cronista a descriverla per la sua rivista.
Nel Settecento il cardinale Sersale coprì la facciata gotica con quella attuale. A destra resta un vecchio portale a sesto acuto, murato: era l'ingresso del convento. Il Risanamento, a fine Ottocento, portò via un lato della chiesa per allargare la strada.
Da non perdere
• Il portale con i battenti trecenteschi.
• Gli affreschi sui pilastri.
• Il fonte battesimale con il maiale.
Lo sapevi?
• Il cronista del 1905 scrisse che il Sersale aveva fatto «deturpamenti» dentro e fuori: lo stemma del cardinale sulla facciata ne tiene ancora memoria.
• Il largo davanti alla chiesa nacque all'inizio degli anni Quaranta del Novecento, quando caddero i muri che univano chiesa, convento e lazzaretto.