Descrizione
La chiesa di Santa Maria di Portosalvo è una piccola chiesa del porto di Napoli, in via Marina, isolata come uno spartitraffico tra via De Gasperi e via Colombo. Dentro conserva un soffitto dorato del Seicento, una balaustra di marmi intarsiati e una Madonna cinquecentesca.
Fuori, la facciata in stucco, a due ordini, è rococò con un tocco di classicismo. Sta a un livello più basso della strada, perché la riva fu poi riempita e alzata. Accanto ci sono un campanile con la cuspide in maioliche bicolori e la palazzina della confraternita.
Nel giardino davanti restano un obelisco fatto erigere dai sostenitori dei Borbone per ricordare la vittoria sulla Repubblica Partenopea del 1799, l'arcata di un fondaco aragonese e la Fontana della Maruzza, del Cinquecento.
L'interno ha una sola navata con cupola e due cappelle per lato. Il soffitto a cassettoni in legno dorato, del 1634, ha al centro una tela ovale di Battistello Caracciolo, la Gloria della Vergine, tra le ultime opere del maestro napoletano.
Il presbiterio è chiuso da una balaustra di marmi commessi, con madreperla e pietre dure, su disegno di Dionisio Lazzari: nei riquadri intarsiati ci sono i Miracoli della Madonna. L'altare maggiore, opera di Antonio Di Lucca, ospita la tavola cinquecentesca della Madonna di Porto Salvo, tra le statue di San Pietro e San Paolo.
A destra dell'altare c'è la Madonna del Rosario con le anime del Purgatorio di Antonio De Bellis.
Il nome dice tutto: a metà Cinquecento il marinaio Bernardino Belladonna scampò a un naufragio. Per ringraziare la Madonna fondò con altri marinai e armatori una confraternita, che nel 1554 ebbe il permesso del cardinale. Il luogo scelto era insolito: una punta di terra, fuori dalle mura, bagnata dal mare su tre lati.
Per secoli una palizzata difese la chiesa dalle onde. Nell'Ottocento la riva fu riempita e trasformata in strada. Dopo la seconda guerra mondiale furono demoliti i palazzi attorno, resi fatiscenti dai bombardamenti e dall'esplosione della nave Caterina Costa nel porto.
La chiesa fu chiusa al pubblico per decenni, e subì furti di suppellettili. Il 31 marzo 2022, dopo 42 anni, riaprì con una messa solenne dell'arcivescovo Domenico Battaglia.
Da non perdere
• Il soffitto di Caracciolo.
• La balaustra di marmi commessi.
• L'obelisco nel giardino.
Lo sapevi?
• Gli obelischi in piperno fuori dalla chiesa erano più d'uno: ne resta uno solo.
• Il soffitto originale, finito nel 1564, fu costruito con catene per evitare crolli.
Fuori, la facciata in stucco, a due ordini, è rococò con un tocco di classicismo. Sta a un livello più basso della strada, perché la riva fu poi riempita e alzata. Accanto ci sono un campanile con la cuspide in maioliche bicolori e la palazzina della confraternita.
Nel giardino davanti restano un obelisco fatto erigere dai sostenitori dei Borbone per ricordare la vittoria sulla Repubblica Partenopea del 1799, l'arcata di un fondaco aragonese e la Fontana della Maruzza, del Cinquecento.
L'interno ha una sola navata con cupola e due cappelle per lato. Il soffitto a cassettoni in legno dorato, del 1634, ha al centro una tela ovale di Battistello Caracciolo, la Gloria della Vergine, tra le ultime opere del maestro napoletano.
Il presbiterio è chiuso da una balaustra di marmi commessi, con madreperla e pietre dure, su disegno di Dionisio Lazzari: nei riquadri intarsiati ci sono i Miracoli della Madonna. L'altare maggiore, opera di Antonio Di Lucca, ospita la tavola cinquecentesca della Madonna di Porto Salvo, tra le statue di San Pietro e San Paolo.
A destra dell'altare c'è la Madonna del Rosario con le anime del Purgatorio di Antonio De Bellis.
Il nome dice tutto: a metà Cinquecento il marinaio Bernardino Belladonna scampò a un naufragio. Per ringraziare la Madonna fondò con altri marinai e armatori una confraternita, che nel 1554 ebbe il permesso del cardinale. Il luogo scelto era insolito: una punta di terra, fuori dalle mura, bagnata dal mare su tre lati.
Per secoli una palizzata difese la chiesa dalle onde. Nell'Ottocento la riva fu riempita e trasformata in strada. Dopo la seconda guerra mondiale furono demoliti i palazzi attorno, resi fatiscenti dai bombardamenti e dall'esplosione della nave Caterina Costa nel porto.
La chiesa fu chiusa al pubblico per decenni, e subì furti di suppellettili. Il 31 marzo 2022, dopo 42 anni, riaprì con una messa solenne dell'arcivescovo Domenico Battaglia.
Da non perdere
• Il soffitto di Caracciolo.
• La balaustra di marmi commessi.
• L'obelisco nel giardino.
Lo sapevi?
• Gli obelischi in piperno fuori dalla chiesa erano più d'uno: ne resta uno solo.
• Il soffitto originale, finito nel 1564, fu costruito con catene per evitare crolli.