Descrizione
La chiesa di Santa Maria in Portico è una chiesa barocca di Chiaia, a Napoli, nello slargo che chiude la prospettiva dell'omonima strada. Ha una cupola rivestita di embrici gialli e turchini, un campanile con una banderuola a forma di orso e uno dei presepi più antichi della tradizione napoletana.
La volle nel 1632 la duchessa di Gravina, Felice Maria Orsini, sul modello della romana Santa Maria in Campitelli, su progetto di Nicola Longo. La duchessa è sepolta al centro della navata, sotto una lapide del 1647.
Il tratto più riconoscibile è la cupola, con la calotta coperta di embrici a squame gialli e turchini, su un alto tamburo ottagonale con otto finestre. Accanto sale il campanile del 1645, con in cima una banderuola in ferro a forma di orso, emblema dei duchi di Gravina.
La facciata è di Arcangelo Guglielmelli, del 1682, spesso attribuita per errore a Cosimo Fanzago. Ha due ordini, lesene bugnate in piperno e un uso del mattone a vista poco comune nel barocco napoletano, che amava gli stucchi.
Dentro c'è una sola navata con tre cappelle per lato. La volta ha stucchi del 1634 con putti e figure di virtù, mentre il pavimento seicentesco in cotto, di gusto vicino a Fanzago, ha riquadri di marmo.
All'altare maggiore, la cona di Domenico Antonio Vaccaro (1732) con tre angeli di marmo che sostengono un drappo incornicia l'effigie della Vergine, copia dell'originale in smalto del Duecento di Santa Maria in Campitelli, arrivata qui nel 1638.
Tra i dipinti, un'Adorazione dei Magi e un'Adorazione dei pastori di Giovanni Battista Benaschi, un'Annunciazione di Fabrizio Santafede e, in sagrestia, la Gloria nel nome di Maria dello stesso Benaschi. Nella cappella di Sant'Anna ci sono stucchi di Giacomo Colombo e angeli di Vaccaro.
Il presepe seicentesco, con statue a grandezza naturale, lo avviò nel 1647 Pietro Ceraso, maestro dei «figurari», con manichini di legno svuotati e una pasta speciale per i volti. Nel 1690 Giacomo Colombo aggiunse personaggi della vita napoletana: due vecchi, la «foritana», un giovane signore.
Giuseppe Picano creò poi figure di forte impatto, il povero in adorazione e il pastore dell'annuncio. Quando la chiesa fu chiusa, nel 1862, il presepe finì accantonato e si rovinò; fu restaurato nel 1872 da Vincenzo Reccio, danneggiato di nuovo nella seconda guerra mondiale e restaurato ancora nel 1961. Oggi ha trovato posto in un vano laterale della chiesa.
Da non perdere
• Il presepe seicentesco.
• La cupola di embrici gialli e turchini.
• La facciata di Guglielmelli.
• La cona di Vaccaro all'altare maggiore.
Lo sapevi?
• Nel 1683 il complesso conventuale ospitò per un periodo il viceré marchese del Carpio.
• Delle quindici figure originali del presepe ne restano poche.
La volle nel 1632 la duchessa di Gravina, Felice Maria Orsini, sul modello della romana Santa Maria in Campitelli, su progetto di Nicola Longo. La duchessa è sepolta al centro della navata, sotto una lapide del 1647.
Il tratto più riconoscibile è la cupola, con la calotta coperta di embrici a squame gialli e turchini, su un alto tamburo ottagonale con otto finestre. Accanto sale il campanile del 1645, con in cima una banderuola in ferro a forma di orso, emblema dei duchi di Gravina.
La facciata è di Arcangelo Guglielmelli, del 1682, spesso attribuita per errore a Cosimo Fanzago. Ha due ordini, lesene bugnate in piperno e un uso del mattone a vista poco comune nel barocco napoletano, che amava gli stucchi.
Dentro c'è una sola navata con tre cappelle per lato. La volta ha stucchi del 1634 con putti e figure di virtù, mentre il pavimento seicentesco in cotto, di gusto vicino a Fanzago, ha riquadri di marmo.
All'altare maggiore, la cona di Domenico Antonio Vaccaro (1732) con tre angeli di marmo che sostengono un drappo incornicia l'effigie della Vergine, copia dell'originale in smalto del Duecento di Santa Maria in Campitelli, arrivata qui nel 1638.
Tra i dipinti, un'Adorazione dei Magi e un'Adorazione dei pastori di Giovanni Battista Benaschi, un'Annunciazione di Fabrizio Santafede e, in sagrestia, la Gloria nel nome di Maria dello stesso Benaschi. Nella cappella di Sant'Anna ci sono stucchi di Giacomo Colombo e angeli di Vaccaro.
Il presepe seicentesco, con statue a grandezza naturale, lo avviò nel 1647 Pietro Ceraso, maestro dei «figurari», con manichini di legno svuotati e una pasta speciale per i volti. Nel 1690 Giacomo Colombo aggiunse personaggi della vita napoletana: due vecchi, la «foritana», un giovane signore.
Giuseppe Picano creò poi figure di forte impatto, il povero in adorazione e il pastore dell'annuncio. Quando la chiesa fu chiusa, nel 1862, il presepe finì accantonato e si rovinò; fu restaurato nel 1872 da Vincenzo Reccio, danneggiato di nuovo nella seconda guerra mondiale e restaurato ancora nel 1961. Oggi ha trovato posto in un vano laterale della chiesa.
Da non perdere
• Il presepe seicentesco.
• La cupola di embrici gialli e turchini.
• La facciata di Guglielmelli.
• La cona di Vaccaro all'altare maggiore.
Lo sapevi?
• Nel 1683 il complesso conventuale ospitò per un periodo il viceré marchese del Carpio.
• Delle quindici figure originali del presepe ne restano poche.