Descrizione
Il Chiostro di San Gregorio Armeno è il giardino segreto delle monache dell'omonimo monastero, nel centro storico di Napoli. Per secoli fu chiuso alla città: oggi è un angolo di quiete con aranci e belvedere, a pochi passi dalla strada dei presepi.
Al centro, tra quattro aiuole di aranci, c'è la fontana barocca, con le statue di Cristo e della Samaritana opera di Matteo Bottiglieri. Fu voluta nel Settecento dalla badessa Violante Pignatelli.
Poco più in là una parete rococò, con due sculture in terracotta del 1733 dentro due nicchie, nasconde la cisterna. Accanto c'è il pozzo, che copre il foro da cui si estrasse il tufo per le ricostruzioni.
I belvedere furono costruiti per rendere meno pesante la clausura: ne restano tre, due con vista verso il mare e uno con sullo sfondo la cupola di San Lorenzo Maggiore. Sul chiostro si affacciano anche le celle, la farmacia e il salotto della badessa.
Poi c'è il refettorio, con quadri della bottega di Francesco Solimena e due affreschi con le nozze di Cana e la moltiplicazione dei pani. Più in là la cappella della Madonna dell'Idra conserva venti tele di Paolo De Matteis.
Il chiostro prese la forma attuale tra il 1572 e il 1574, per volere della badessa Lucrezia Caracciolo. Fu riprogettato copiando quello dei Santi Marcellino e Festo: la scelta fu pratica, perché da lassù si poteva dominare con lo sguardo la città e il paesaggio.
Le monache erano figlie della nobiltà napoletana e non rinunciavano alle comodità: il cortile di servizio contava in origine diciassette cucine. Sotto il giardino un sistema idraulico d'avanguardia usava l'acqua dell'acquedotto e quella piovana, con 135 scalini fino ai cunicoli.
Il terremoto del 1930 provocò danni ingenti al monastero. I restauri successivi fecero discutere gli esperti: fu demolita anche una scala settecentesca, per far posto ai bagni dell'orfanotrofio.
Il chiostro si aprì a tutti solo intorno al 1922, quando la clausura fu abolita.
Al centro, tra quattro aiuole di aranci, c'è la fontana barocca, con le statue di Cristo e della Samaritana opera di Matteo Bottiglieri. Fu voluta nel Settecento dalla badessa Violante Pignatelli.
Poco più in là una parete rococò, con due sculture in terracotta del 1733 dentro due nicchie, nasconde la cisterna. Accanto c'è il pozzo, che copre il foro da cui si estrasse il tufo per le ricostruzioni.
I belvedere furono costruiti per rendere meno pesante la clausura: ne restano tre, due con vista verso il mare e uno con sullo sfondo la cupola di San Lorenzo Maggiore. Sul chiostro si affacciano anche le celle, la farmacia e il salotto della badessa.
Poi c'è il refettorio, con quadri della bottega di Francesco Solimena e due affreschi con le nozze di Cana e la moltiplicazione dei pani. Più in là la cappella della Madonna dell'Idra conserva venti tele di Paolo De Matteis.
Il chiostro prese la forma attuale tra il 1572 e il 1574, per volere della badessa Lucrezia Caracciolo. Fu riprogettato copiando quello dei Santi Marcellino e Festo: la scelta fu pratica, perché da lassù si poteva dominare con lo sguardo la città e il paesaggio.
Le monache erano figlie della nobiltà napoletana e non rinunciavano alle comodità: il cortile di servizio contava in origine diciassette cucine. Sotto il giardino un sistema idraulico d'avanguardia usava l'acqua dell'acquedotto e quella piovana, con 135 scalini fino ai cunicoli.
Il terremoto del 1930 provocò danni ingenti al monastero. I restauri successivi fecero discutere gli esperti: fu demolita anche una scala settecentesca, per far posto ai bagni dell'orfanotrofio.
Il chiostro si aprì a tutti solo intorno al 1922, quando la clausura fu abolita.