Descrizione
La collina dei Camaldoli è il punto più alto di Napoli: 457 metri di collina vulcanica tra i quartieri di Chiaiano, Arenella, Soccavo e Pianura, con un eremo del Cinquecento in cima, un parco urbano di boschi di castagni e una vista che arriva fino al Circeo. I napoletani la chiamano 'e Camaldule.
La collina nacque circa 35.000 anni fa, dalle violente eruzioni dei Campi Flegrei. Oggi i due versanti sono molto diversi: quello sud scende a picco con rupi di tufo, quello nord è un dolce declivio coperto da un folto bosco ceduo.
Il punto più bello è il Belvedere grande, a pochi metri dall'eremo: un balcone su Napoli, sul Vesuvio e sull'eremo stesso. Da qui si riconoscono anche il cratere degli Astroni e i rilievi che delimitano la conca di Agnano, e con un po' di fortuna si vedono rapaci in volo.
Dalla cima, sul lato di Soccavo, lo sguardo abbraccia i golfi di Napoli, Pozzuoli e Gaeta, la penisola sorrentina, il lungo promontorio di Posillipo con l'isola di Nisida, il massiccio di Roccamonfina, le isole Ponziane e l'altopiano del Matese.
Sul punto più alto sorge l'eremo dei Camaldoli, fondato nel 1585 da Giovanni d'Avalos sulle rovine di una cappella molto più antica, e in parte visibile dal mare. La chiesa, opera di Domenico Fontana, ha un altare maggiore disegnato da Cosimo Fanzago e tele di Luca Giordano, di Cesare Fracanzano e di Antiveduto Gramatica, un pittore caravaggesco.
Intorno si estende il Parco urbano dei Camaldoli, istituito nel 1980 e aperto al pubblico nel 1996: circa 135 ettari di bosco, con tre ingressi. Nel sottobosco crescono ginestra, ciclamino, pervinca e giglio di san Giuseppe; in autunno è meta di chi viene a raccogliere castagne.
Il nome viene proprio dall'eremo: prima la collina si chiamava Monte Prospetto, per la prospettiva che si gode da lassù. I monaci camaldolesi furono cacciati nel 1807 da Giuseppe Bonaparte, e di nuovo nel 1866 dai Savoia, che li lasciarono tornare nel 1885.
Dal 1998 al posto dei monaci ci sono le suore brigidine, arrivate dalla Svezia. Per la sua quota, la zona sopra i 350 metri è di 3-4 gradi più fredda del resto della città: ogni tanto qui nevica, e i napoletani salgono a vedere i fiocchi.
Da non perdere
• Il Belvedere grande.
• L'eremo e la sua chiesa.
• I boschi di castagni del parco.
• Il panorama sul golfo e sul Vesuvio.
Lo sapevi?
• Nel febbraio 1929 qui la temperatura scese fino a 7 gradi sotto zero.
• Nel gennaio 1985 una nevicata isolò la zona: le strade erano coperte da 20 centimetri di neve e ghiaccio.
La collina nacque circa 35.000 anni fa, dalle violente eruzioni dei Campi Flegrei. Oggi i due versanti sono molto diversi: quello sud scende a picco con rupi di tufo, quello nord è un dolce declivio coperto da un folto bosco ceduo.
Il punto più bello è il Belvedere grande, a pochi metri dall'eremo: un balcone su Napoli, sul Vesuvio e sull'eremo stesso. Da qui si riconoscono anche il cratere degli Astroni e i rilievi che delimitano la conca di Agnano, e con un po' di fortuna si vedono rapaci in volo.
Dalla cima, sul lato di Soccavo, lo sguardo abbraccia i golfi di Napoli, Pozzuoli e Gaeta, la penisola sorrentina, il lungo promontorio di Posillipo con l'isola di Nisida, il massiccio di Roccamonfina, le isole Ponziane e l'altopiano del Matese.
Sul punto più alto sorge l'eremo dei Camaldoli, fondato nel 1585 da Giovanni d'Avalos sulle rovine di una cappella molto più antica, e in parte visibile dal mare. La chiesa, opera di Domenico Fontana, ha un altare maggiore disegnato da Cosimo Fanzago e tele di Luca Giordano, di Cesare Fracanzano e di Antiveduto Gramatica, un pittore caravaggesco.
Intorno si estende il Parco urbano dei Camaldoli, istituito nel 1980 e aperto al pubblico nel 1996: circa 135 ettari di bosco, con tre ingressi. Nel sottobosco crescono ginestra, ciclamino, pervinca e giglio di san Giuseppe; in autunno è meta di chi viene a raccogliere castagne.
Il nome viene proprio dall'eremo: prima la collina si chiamava Monte Prospetto, per la prospettiva che si gode da lassù. I monaci camaldolesi furono cacciati nel 1807 da Giuseppe Bonaparte, e di nuovo nel 1866 dai Savoia, che li lasciarono tornare nel 1885.
Dal 1998 al posto dei monaci ci sono le suore brigidine, arrivate dalla Svezia. Per la sua quota, la zona sopra i 350 metri è di 3-4 gradi più fredda del resto della città: ogni tanto qui nevica, e i napoletani salgono a vedere i fiocchi.
Da non perdere
• Il Belvedere grande.
• L'eremo e la sua chiesa.
• I boschi di castagni del parco.
• Il panorama sul golfo e sul Vesuvio.
Lo sapevi?
• Nel febbraio 1929 qui la temperatura scese fino a 7 gradi sotto zero.
• Nel gennaio 1985 una nevicata isolò la zona: le strade erano coperte da 20 centimetri di neve e ghiaccio.