Descrizione
Il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa è il grande museo dei treni italiani, in un'ex fabbrica di locomotive sul mare tra Napoli, Portici e San Giorgio a Cremano. Sette padiglioni, circa 36.000 metri quadrati, con locomotive a vapore, elettriche e diesel, carrozze d'epoca e perfino un treno reale.
Qui i Borbone avevano la prima fabbrica di locomotive d'Italia. Il Reale opificio di Pietrarsa nacque nel 1840 per volere di Ferdinando II, come industria siderurgica, e dal 1845 si mise a costruire locomotive. Nel 1853 ci lavoravano circa 700 operai.
Nel primo padiglione si comincia dal passato: la ricostruzione storica del primo convoglio della Napoli-Portici, la locomotiva Bayard, seguita da locomotive a vapore e da elettriche trifase. Il secondo padiglione raccoglie modellini di rotabili, plastici e oggetti di uso quotidiano in ferrovia.
Il terzo padiglione ha i vecchi macchinari dell'officina, un settore navale e il passato più recente: automotrici diesel ed elettriche, carrozze e locomotori a corrente continua. Qui c'è il treno reale, undici vagoni costruiti nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio.
Tra le locomotive a vapore ci sono il gruppo 290, il gruppo 835 e il gruppo 480.
Il museo ospita anche il Salone reale in stile liberty, con soffitto in oro zecchino e tavolo in mogano esotico, e la carrozza-salone del treno dei Savoia. Tra le opere d'arte spicca l'imponente statua di Ferdinando II, fusa in ghisa nella stessa officina.
Il percorso mette insieme macchine di epoche diverse: dalle prime locomotive a vapore alle elettriche trifase, fino ai locomotori diesel. Si vede come cambiò il modo di viaggiare in meno di un secolo.
La locomotiva a vapore 740.115 fu tra quelle che trainarono il treno del Milite Ignoto. Fra gli esemplari più curiosi c'è l'800, detta «il cubo», costruita da Maffei nel 1907.
Lo zar Nicola I, in visita, voleva copiare Pietrarsa per il complesso ferroviario di Kronstadt; nel 1849 venne anche papa Pio IX. Poi arrivò l'Unità d'Italia e il vento cambiò: una relazione voluta dal governo piemontese ne consigliava la vendita o la demolizione.
La nuova gestione tagliò i posti di lavoro. Il 6 agosto 1863 una carica dei bersaglieri contro gli operai in sciopero fece sette morti. L'officina andò avanti fino al 1975, poi diventò museo, inaugurato il 7 ottobre 1989 per i 150 anni delle ferrovie italiane.
Da non perdere
• La ricostruzione del primo treno.
• Il treno reale.
• Il Salone reale liberty.
• La statua di Ferdinando II.
Lo sapevi?
• La locomotiva del primo treno è una copia della Bayard: era l'unica di cui c'erano i disegni, anche se all'inaugurazione corse la Vesuvio.
• Nella Pietrarsa dei Borbone le prime sette locomotive furono montate con pezzi arrivati dall'Inghilterra.
Qui i Borbone avevano la prima fabbrica di locomotive d'Italia. Il Reale opificio di Pietrarsa nacque nel 1840 per volere di Ferdinando II, come industria siderurgica, e dal 1845 si mise a costruire locomotive. Nel 1853 ci lavoravano circa 700 operai.
Nel primo padiglione si comincia dal passato: la ricostruzione storica del primo convoglio della Napoli-Portici, la locomotiva Bayard, seguita da locomotive a vapore e da elettriche trifase. Il secondo padiglione raccoglie modellini di rotabili, plastici e oggetti di uso quotidiano in ferrovia.
Il terzo padiglione ha i vecchi macchinari dell'officina, un settore navale e il passato più recente: automotrici diesel ed elettriche, carrozze e locomotori a corrente continua. Qui c'è il treno reale, undici vagoni costruiti nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio.
Tra le locomotive a vapore ci sono il gruppo 290, il gruppo 835 e il gruppo 480.
Il museo ospita anche il Salone reale in stile liberty, con soffitto in oro zecchino e tavolo in mogano esotico, e la carrozza-salone del treno dei Savoia. Tra le opere d'arte spicca l'imponente statua di Ferdinando II, fusa in ghisa nella stessa officina.
Il percorso mette insieme macchine di epoche diverse: dalle prime locomotive a vapore alle elettriche trifase, fino ai locomotori diesel. Si vede come cambiò il modo di viaggiare in meno di un secolo.
La locomotiva a vapore 740.115 fu tra quelle che trainarono il treno del Milite Ignoto. Fra gli esemplari più curiosi c'è l'800, detta «il cubo», costruita da Maffei nel 1907.
Lo zar Nicola I, in visita, voleva copiare Pietrarsa per il complesso ferroviario di Kronstadt; nel 1849 venne anche papa Pio IX. Poi arrivò l'Unità d'Italia e il vento cambiò: una relazione voluta dal governo piemontese ne consigliava la vendita o la demolizione.
La nuova gestione tagliò i posti di lavoro. Il 6 agosto 1863 una carica dei bersaglieri contro gli operai in sciopero fece sette morti. L'officina andò avanti fino al 1975, poi diventò museo, inaugurato il 7 ottobre 1989 per i 150 anni delle ferrovie italiane.
Da non perdere
• La ricostruzione del primo treno.
• Il treno reale.
• Il Salone reale liberty.
• La statua di Ferdinando II.
Lo sapevi?
• La locomotiva del primo treno è una copia della Bayard: era l'unica di cui c'erano i disegni, anche se all'inaugurazione corse la Vesuvio.
• Nella Pietrarsa dei Borbone le prime sette locomotive furono montate con pezzi arrivati dall'Inghilterra.