Pio Monte della Misericordia

Pio Monte della Misericordia

Via dei Tribunali 253. (Apri Mappa)

Descrizione

Il Pio Monte della Misericordia è un'istituzione di beneficenza fondata a Napoli nel 1602, con sede in un palazzo seicentesco sul decumano maggiore, accanto al Duomo. Custodisce una delle opere più celebri di Caravaggio, e ancora oggi aiuta chi ha bisogno.

Nella chiesa ottagonale, sull'altare maggiore, ci sono le Sette opere di Misericordia di Caravaggio, pagate 400 ducati nel 1607. Il quadro raccoglie in una sola scena, in un vicolo napoletano, le sette azioni di carità.

I governatori ne furono così contenti che nel 1613 vietarono per sempre di spostarlo dalla cappella e di venderlo. Poi proibirono anche di copiarlo. Dal coretto del primo piano potevano vederlo senza scendere in chiesa.

Al primo piano la Quadreria espone dipinti dal Cinquecento all'Ottocento, con tele di Luca Giordano e Ribera. Tra i nomi c'è Francesco De Mura, che nel 1782 lasciò all'ente 180 suoi quadri da vendere all'asta per aiutare i poveri: ne sono rimasti 33.

Le sale istituzionali conservano documenti d'archivio. Nella sala dell'Udienza i governatori sedevano a un tavolo a sette lati, dove in ogni spicchio era intarsiata un'opera di misericordia.

Tutto cominciò nel 1601, quando sette giovani nobili si ritrovavano ogni venerdì all'ospedale degli Incurabili per portare cibo ai malati, a proprie spese. Nel 1602 fondarono l'istituzione, laica e finanziata solo da laici.

L'ente doveva soccorrere i poveri, visitare i carcerati, riscattare gli schiavi cristiani e ospitare i pellegrini. Ogni sei mesi i governatori cambiavano incarico, finché ciascuno le aveva svolte tutte: un modo per evitare abusi.

La facciata è lunga 33 metri, con un portico di cinque arcate in piperno e, sul fregio, il versetto di Isaia «Fluent ad eum omnes gentes», diventato il motto dell'ente. Nel portico c'è la Madonna della Misericordia con due figure allegoriche, di Andrea Falcone.

La chiesa è a pianta ottagonale, con una cupola luminosa e cappelle laterali decorate da tele di altri pittori del Seicento: tra loro Battistello Caracciolo, che dipinse la Liberazione di san Pietro per 100 ducati, e Luca Giordano con la Deposizione di Cristo, pagata 200 ducati.