Descrizione
La basilica di San Giovanni Maggiore è una delle chiese più antiche di Napoli, nel quartiere Porto, a due passi dall'Università e da via Mezzocannone. Dentro conserva un'abside del VI secolo, una doppia cupola barocca e un grande retablo rinascimentale.
La facciata è spoglia, rifatta nel Novecento, e non dice nulla di ciò che c'è dentro.
La pianta è quella di una basilica a tre navate con transetto, e la prima sorpresa è in alto: due cupole, una sulla crociera e una mezza cupola sopra l'altare maggiore, soluzione ideata da Dionisio Lazzari nel Seicento e tra le più originali della città.
Dietro l'altare c'è l'abside paleocristiana, con quattro arcate su pilastri: è la traccia più evidente della chiesa antica, tornata alla luce solo nel 1978, quando si tolse il coro ligneo seicentesco che la nascondeva.
Nella navata sinistra, la cappella Ravaschieri ospita il retablo di Giovanni da Nola, un'opera in marmo del 1534 con il Battesimo di Gesù al centro e san Francesco di Paola e san Giacomo della Marca ai lati.
Nel transetto sinistro, il cappellone del Crocifisso ha le statue in stucco di Costantino e di sua figlia Costanza, di Lorenzo Vaccaro, del 1689. Una scala porta poi alla cripta seicentesca, con tre navate a volte a vela e un altare decorato dalla pala della Madonna del Rosario.
La leggenda vuole che a volerla sia stato proprio Costantino, per ringraziare il cielo di aver salvato Costanza da un naufragio. Fu fondata intorno al 324, forse sopra un tempio pagano dedicato a Ercole o ad Antinoo, e nel VI secolo il vescovo Vincenzo la ricostruì in grande: entrò così tra le quattro chiese principali della città.
Poi vennero i terremoti, nel 1635, 1732, 1805 e 1870. Dopo l'ultimo il Comune pensò di radere al suolo la chiesa per farci una piazza; la salvò la tenacia del canonico Giuseppe Perrella, ricordato da una lapide lungo la navata destra.
Nel 1970 la volta cedette di nuovo e la chiesa rimase chiusa per quarantadue anni. In quel tempo i ladri portarono via opere preziose, tra cui un crocifisso ligneo romanico dell'XI secolo. È riaperta dal 2012, torna a essere luogo di culto e ospita spesso mostre, concerti e altri eventi culturali.
Da non perdere
• L'abside paleocristiana.
• La doppia cupola di Lazzari.
• Il retablo di Giovanni da Nola.
• Il cappellone del Crocifisso.
Lo sapevi?
• Una lapide nel transetto sinistro, secondo un'antica tradizione, segnerebbe la tomba della sirena Partenope, la fondatrice leggendaria di Napoli. Prove non ce ne sono.
• Una piccola sala ai lati dell'ingresso è la congrega dei Cuochi, con un affresco della Lavanda dei piedi.
La facciata è spoglia, rifatta nel Novecento, e non dice nulla di ciò che c'è dentro.
La pianta è quella di una basilica a tre navate con transetto, e la prima sorpresa è in alto: due cupole, una sulla crociera e una mezza cupola sopra l'altare maggiore, soluzione ideata da Dionisio Lazzari nel Seicento e tra le più originali della città.
Dietro l'altare c'è l'abside paleocristiana, con quattro arcate su pilastri: è la traccia più evidente della chiesa antica, tornata alla luce solo nel 1978, quando si tolse il coro ligneo seicentesco che la nascondeva.
Nella navata sinistra, la cappella Ravaschieri ospita il retablo di Giovanni da Nola, un'opera in marmo del 1534 con il Battesimo di Gesù al centro e san Francesco di Paola e san Giacomo della Marca ai lati.
Nel transetto sinistro, il cappellone del Crocifisso ha le statue in stucco di Costantino e di sua figlia Costanza, di Lorenzo Vaccaro, del 1689. Una scala porta poi alla cripta seicentesca, con tre navate a volte a vela e un altare decorato dalla pala della Madonna del Rosario.
La leggenda vuole che a volerla sia stato proprio Costantino, per ringraziare il cielo di aver salvato Costanza da un naufragio. Fu fondata intorno al 324, forse sopra un tempio pagano dedicato a Ercole o ad Antinoo, e nel VI secolo il vescovo Vincenzo la ricostruì in grande: entrò così tra le quattro chiese principali della città.
Poi vennero i terremoti, nel 1635, 1732, 1805 e 1870. Dopo l'ultimo il Comune pensò di radere al suolo la chiesa per farci una piazza; la salvò la tenacia del canonico Giuseppe Perrella, ricordato da una lapide lungo la navata destra.
Nel 1970 la volta cedette di nuovo e la chiesa rimase chiusa per quarantadue anni. In quel tempo i ladri portarono via opere preziose, tra cui un crocifisso ligneo romanico dell'XI secolo. È riaperta dal 2012, torna a essere luogo di culto e ospita spesso mostre, concerti e altri eventi culturali.
Da non perdere
• L'abside paleocristiana.
• La doppia cupola di Lazzari.
• Il retablo di Giovanni da Nola.
• Il cappellone del Crocifisso.
Lo sapevi?
• Una lapide nel transetto sinistro, secondo un'antica tradizione, segnerebbe la tomba della sirena Partenope, la fondatrice leggendaria di Napoli. Prove non ce ne sono.
• Una piccola sala ai lati dell'ingresso è la congrega dei Cuochi, con un affresco della Lavanda dei piedi.