Descrizione
L'Orto botanico di Napoli, detto anche Real Orto botanico, è un giardino scientifico dell'Università Federico II su circa 12 ettari, in via Foria, nel centro della città. Ospita circa 9.000 specie vegetali e quasi 25.000 esemplari: una grande oasi verde a due passi dal Real Albergo dei Poveri.
La facciata monumentale, lunga oltre duecento metri, è opera di Giuliano de Fazio, e un viale perpendicolare conduce fino al Castello. La parte più bassa del giardino fu disegnata da Gaspare Maria Paoletti.
Le piante sono disposte in modi diversi. Per specie: Pinophyta, filiceto con le felci, palmeto, agrumeto. Per ambienti: il deserto con le piante succulente, la spiaggia, la torbiera, la macchia mediterranea.
Una serra tropicale ricrea un mangrovieto, ispirata alla vecchia serra riscaldata ormai dismessa. Ci sono anche uno spazio pensato per i non vedenti, un'area di piante bibliche e un giardino cromo-sensoriale.
La Stufa temperata, neoclassica come le orangerie settecentesche, proteggeva gli agrumi d'inverno. Il Castello, edificio del Cinque-Seicento, ospita oggi il museo di paleobotanica ed etnobotanica.
Fu fondato il 28 dicembre 1807 con un decreto di Giuseppe Bonaparte, durante il decennio francese. Il progetto era però dei Borbone: Ferdinando IV lo aveva avallato nel 1776, ma la rivoluzione del 1799 lo aveva fermato.
L'orto aprì nel 1811 e il suo primo direttore, Michele Tenore, lo guidò fino al 1860: cinquant'anni in cui portò le specie coltivate a circa novemila. Qui si studiavano le piante utili alla salute, all'agricoltura e all'industria.
Il giardino lavorava anche per i re: partecipava alla progettazione dei Siti reali borbonici e diffondeva piante esotiche, acclimatate nelle stufe. Anche i giardini della Floridiana vennero sistemati dal suo direttore.
Durante la seconda guerra mondiale una parte dell'orto fu trasformata in campo da calcio, dove giocava il Napoli. Altre aiuole diventarono orti di guerra, e alcuni spazi furono usati dai militari. Il terremoto del 1980 lo colpì duramente.
La facciata monumentale, lunga oltre duecento metri, è opera di Giuliano de Fazio, e un viale perpendicolare conduce fino al Castello. La parte più bassa del giardino fu disegnata da Gaspare Maria Paoletti.
Le piante sono disposte in modi diversi. Per specie: Pinophyta, filiceto con le felci, palmeto, agrumeto. Per ambienti: il deserto con le piante succulente, la spiaggia, la torbiera, la macchia mediterranea.
Una serra tropicale ricrea un mangrovieto, ispirata alla vecchia serra riscaldata ormai dismessa. Ci sono anche uno spazio pensato per i non vedenti, un'area di piante bibliche e un giardino cromo-sensoriale.
La Stufa temperata, neoclassica come le orangerie settecentesche, proteggeva gli agrumi d'inverno. Il Castello, edificio del Cinque-Seicento, ospita oggi il museo di paleobotanica ed etnobotanica.
Fu fondato il 28 dicembre 1807 con un decreto di Giuseppe Bonaparte, durante il decennio francese. Il progetto era però dei Borbone: Ferdinando IV lo aveva avallato nel 1776, ma la rivoluzione del 1799 lo aveva fermato.
L'orto aprì nel 1811 e il suo primo direttore, Michele Tenore, lo guidò fino al 1860: cinquant'anni in cui portò le specie coltivate a circa novemila. Qui si studiavano le piante utili alla salute, all'agricoltura e all'industria.
Il giardino lavorava anche per i re: partecipava alla progettazione dei Siti reali borbonici e diffondeva piante esotiche, acclimatate nelle stufe. Anche i giardini della Floridiana vennero sistemati dal suo direttore.
Durante la seconda guerra mondiale una parte dell'orto fu trasformata in campo da calcio, dove giocava il Napoli. Altre aiuole diventarono orti di guerra, e alcuni spazi furono usati dai militari. Il terremoto del 1980 lo colpì duramente.