Descrizione
Il Palazzo Reale di Napoli sta in piazza del Plebiscito ed è la grande residenza dei viceré spagnoli, dei Borbone e dei Savoia. Dentro si visitano gli appartamenti dell'Ottocento, una cappella con un presepe famoso, un teatrino di corte e i giardini sospesi sul porto.
La facciata di quasi 170 metri è il biglietto da visita: mattoni rosati e pietra vulcanica, tre ordini di finestre e otto statue di sovrani nelle nicchie. Sono i re di Napoli, da Ruggero II a Vittorio Emanuele II, messi lì nel 1888 per dire che i Savoia continuavano una lunga storia.
Dentro, lo scalone d'onore è rivestito con i marmi delle cave del Regno delle Due Sicilie. Da qui parte il percorso dell'Appartamento Reale, una sfilata di sale arredate come nell'Ottocento, con soffitti affrescati, arazzi e porcellane.
Il teatrino di corte fu allestito nel 1768 per le nozze di Ferdinando e Maria Carolina d'Asburgo-Lorena. Nella Sala del Trono sul soffitto sfilano le figure delle quattordici province del regno.
La Cappella Palatina ospita il presepe del Banco di Napoli: oltre trecento pezzi del Settecento e dell'Ottocento. Dal primo piano si esce nel giardino pensile, con la vista sul porto, mentre il giardino di passeggio a livello della strada fu disegnato nel 1842 da un botanico tedesco.
Il palazzo fu costruito per un re che non arrivò mai. Nel 1600 il viceré, il conte di Lemos, lo volle per Filippo III di Spagna, atteso in visita a Napoli, ma il sovrano non ci mise mai piede. Il palazzo però restò, e fu il centro del potere in città.
Il progetto andò a Domenico Fontana, che a Roma aveva lavorato per papa Sisto V ed era poi caduto in disgrazia. Era così entusiasta da far incidere un'iscrizione su due colonne della facciata.
Sotto la facciata Fontana aveva previsto un portico continuo, perché il popolo potesse passeggiare anche con la pioggia. Dopo la rivolta di Masaniello e con le colonne che cedevano, nel 1753 Vanvitelli fece murare le arcate. Nel 1919 Vittorio Emanuele III cedette il palazzo allo Stato.
Da non perdere
• Lo scalone d'onore.
• Il teatrino di corte.
• La Cappella Palatina con il presepe.
• Il giardino pensile.
Lo sapevi?
• Montesquieu definì nel 1729 il vecchio scalone del Seicento il più bello d'Europa. Quello di oggi è del 1858.
• I due palafrenieri di bronzo all'ingresso della Biblioteca nazionale sono un dono dello zar Nicola I.
La facciata di quasi 170 metri è il biglietto da visita: mattoni rosati e pietra vulcanica, tre ordini di finestre e otto statue di sovrani nelle nicchie. Sono i re di Napoli, da Ruggero II a Vittorio Emanuele II, messi lì nel 1888 per dire che i Savoia continuavano una lunga storia.
Dentro, lo scalone d'onore è rivestito con i marmi delle cave del Regno delle Due Sicilie. Da qui parte il percorso dell'Appartamento Reale, una sfilata di sale arredate come nell'Ottocento, con soffitti affrescati, arazzi e porcellane.
Il teatrino di corte fu allestito nel 1768 per le nozze di Ferdinando e Maria Carolina d'Asburgo-Lorena. Nella Sala del Trono sul soffitto sfilano le figure delle quattordici province del regno.
La Cappella Palatina ospita il presepe del Banco di Napoli: oltre trecento pezzi del Settecento e dell'Ottocento. Dal primo piano si esce nel giardino pensile, con la vista sul porto, mentre il giardino di passeggio a livello della strada fu disegnato nel 1842 da un botanico tedesco.
Il palazzo fu costruito per un re che non arrivò mai. Nel 1600 il viceré, il conte di Lemos, lo volle per Filippo III di Spagna, atteso in visita a Napoli, ma il sovrano non ci mise mai piede. Il palazzo però restò, e fu il centro del potere in città.
Il progetto andò a Domenico Fontana, che a Roma aveva lavorato per papa Sisto V ed era poi caduto in disgrazia. Era così entusiasta da far incidere un'iscrizione su due colonne della facciata.
Sotto la facciata Fontana aveva previsto un portico continuo, perché il popolo potesse passeggiare anche con la pioggia. Dopo la rivolta di Masaniello e con le colonne che cedevano, nel 1753 Vanvitelli fece murare le arcate. Nel 1919 Vittorio Emanuele III cedette il palazzo allo Stato.
Da non perdere
• Lo scalone d'onore.
• Il teatrino di corte.
• La Cappella Palatina con il presepe.
• Il giardino pensile.
Lo sapevi?
• Montesquieu definì nel 1729 il vecchio scalone del Seicento il più bello d'Europa. Quello di oggi è del 1858.
• I due palafrenieri di bronzo all'ingresso della Biblioteca nazionale sono un dono dello zar Nicola I.