Descrizione
La Certosa di San Martino è un grande monastero barocco sulla collina del Vomero, accanto a Castel Sant'Elmo. Ha circa cento sale, due chiese, tre chiostri e giardini pensili con la vista su tutto il golfo. Dal 1866 ospita anche il museo che racconta la storia della città.
La chiesa è un trionfo di marmi policromi, stucchi e tele. Sulla parete di fondo del coro c'è la Natività di Guido Reni, del 1642, pagata più di 3.000 ducati; alle pareti lavorarono Ribera, Stanzione, Luca Giordano e Lanfranco.
Il chiostro grande è del Dosio, completato da Cosimo Fanzago, con le statue dell'ordine superiore e un piccolo cimitero dei monaci, con una balaustra decorata di teschi e ossa. Il chiostro dei procuratori, invece, alterna marmo bianco e piperno grigio.
Dal quarto del Priore, la residenza del priore, una loggia dà sul golfo; qui restano pavimenti di maiolica del Settecento e affreschi con cineserie. Nella farmacia dei padri, nata verso il 1699, c'è un bozzetto del Cristo Velato di Corradini, da cui partì Sanmartino per quello della Cappella Sansevero.
Sotto la Certosa i sotterranei gotici sono aperti al pubblico solo dal 2015: pilastri e volte ogivali alte più di 15 metri, e circa 150 epigrafi e sculture. Fuori, i giardini pensili, di sette ettari, scendono a terrazze fino alle vigne dei monaci, con la Via Crucis lungo il muro.
Tutto cominciò nel 1325, quando Carlo d'Angiò, figlio di re Roberto, fece costruire in cima alla collina un monastero per i certosini. A progettarlo fu Tino di Camaino, che lavorava anche al vicino castello.
Dalla fine del Cinquecento, con la Controriforma, la Certosa cambiò volto: Dosio rifece il chiostro e aggiunse celle per i monaci, e poi arrivò Cosimo Fanzago, con marmi, busti e festoni di frutta ovunque. Fanzago ci lavorò dal 1623 al 1656 e rifece anche la facciata della chiesa. Nel 1866 la Certosa passò allo Stato e diventò museo.
Nella sacrestia le pareti hanno armadi con intarsi di artisti fiamminghi, e la volta è affrescata dal Cavalier d'Arpino con le storie della Passione di Cristo. Il corridoio di Fanzago, a forma di «L», collega la chiesa ai chiostri e al quarto del Priore.
Da non perdere
• La chiesa e la Natività di Guido Reni.
• Il chiostro grande.
• Il quarto del Priore con la loggia sul golfo.
• I giardini pensili.
Lo sapevi?
• Le donne non potevano entrare nella Certosa: per loro c'era una chiesa a parte, la chiesa delle Donne, vicino all'ingresso.
• Gli stemmi dei quartieri nel chiostro dei procuratori furono portati qui durante il Risanamento di Napoli.
La chiesa è un trionfo di marmi policromi, stucchi e tele. Sulla parete di fondo del coro c'è la Natività di Guido Reni, del 1642, pagata più di 3.000 ducati; alle pareti lavorarono Ribera, Stanzione, Luca Giordano e Lanfranco.
Il chiostro grande è del Dosio, completato da Cosimo Fanzago, con le statue dell'ordine superiore e un piccolo cimitero dei monaci, con una balaustra decorata di teschi e ossa. Il chiostro dei procuratori, invece, alterna marmo bianco e piperno grigio.
Dal quarto del Priore, la residenza del priore, una loggia dà sul golfo; qui restano pavimenti di maiolica del Settecento e affreschi con cineserie. Nella farmacia dei padri, nata verso il 1699, c'è un bozzetto del Cristo Velato di Corradini, da cui partì Sanmartino per quello della Cappella Sansevero.
Sotto la Certosa i sotterranei gotici sono aperti al pubblico solo dal 2015: pilastri e volte ogivali alte più di 15 metri, e circa 150 epigrafi e sculture. Fuori, i giardini pensili, di sette ettari, scendono a terrazze fino alle vigne dei monaci, con la Via Crucis lungo il muro.
Tutto cominciò nel 1325, quando Carlo d'Angiò, figlio di re Roberto, fece costruire in cima alla collina un monastero per i certosini. A progettarlo fu Tino di Camaino, che lavorava anche al vicino castello.
Dalla fine del Cinquecento, con la Controriforma, la Certosa cambiò volto: Dosio rifece il chiostro e aggiunse celle per i monaci, e poi arrivò Cosimo Fanzago, con marmi, busti e festoni di frutta ovunque. Fanzago ci lavorò dal 1623 al 1656 e rifece anche la facciata della chiesa. Nel 1866 la Certosa passò allo Stato e diventò museo.
Nella sacrestia le pareti hanno armadi con intarsi di artisti fiamminghi, e la volta è affrescata dal Cavalier d'Arpino con le storie della Passione di Cristo. Il corridoio di Fanzago, a forma di «L», collega la chiesa ai chiostri e al quarto del Priore.
Da non perdere
• La chiesa e la Natività di Guido Reni.
• Il chiostro grande.
• Il quarto del Priore con la loggia sul golfo.
• I giardini pensili.
Lo sapevi?
• Le donne non potevano entrare nella Certosa: per loro c'era una chiesa a parte, la chiesa delle Donne, vicino all'ingresso.
• Gli stemmi dei quartieri nel chiostro dei procuratori furono portati qui durante il Risanamento di Napoli.