Descrizione
Napoli Sotterranea è la rete di cunicoli, gallerie, cisterne e acquedotti scavati nel tufo sotto la città, in parte ancora visitabili. Un accesso molto noto alle visite guidate è in piazza San Gaetano, nel centro storico di Napoli.
Sotto Napoli sono noti circa 900.000 metri quadrati di cavità, di cui solo due naturali. Ogni palazzo costruito in tufo ha il suo vuoto: il buco da cui è uscita la pietra, spesso proprio sotto l'edificio.
Da piazza San Gaetano si scende all'acquedotto greco-romano: cunicoli larghi appena quanto un uomo, con tracce dell'intonaco idraulico sulle pareti. Il percorso si collega agli scavi di San Lorenzo Maggiore, pochi passi più in là.
Altri luoghi da visitare sono la Galleria Borbonica, con accesso da via Domenico Morelli, i rifugi antiaerei come quello di Sant'Anna di Palazzo, a Chiaia, la Crypta Neapolitana e la Grotta di Seiano.
I Greci cominciarono a scavare le cave per ricavare i blocchi di tufo di mura e templi. Poi arrivarono i Romani: in età augustea portarono l'acqua dalle sorgenti del Serino, a 70 chilometri, e aprirono le gallerie di Cocceio e di Seiano.
Pozzi e cisterne servirono la città fino al colera del 1885. Durante la Seconda guerra mondiale le cave diventarono rifugi antiaerei: graffiti e oggetti lasciati da chi vi scendeva al suono delle sirene sono ancora lì.
Dal sottosuolo viene anche una leggenda, quella del munaciello, lo spiritello dei vicoli. Forse erano i pozzari, gli addetti ai pozzi, che sbucavano nelle case per rubare o per amoreggiare con le padrone.
Il tufo giallo è cenere eruttata dai Campi Flegrei circa 15.000 anni fa: facile da lavorare con strumenti semplici, ma abbastanza solido da reggere gallerie senza sostegni. Per questo si è scavato per secoli direttamente sotto le case.
Altri accessi portano al Lapis Museum, a Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, all'acquedotto rinascimentale di Palazzo Serra di Cassano, agli ipogei ellenistici tra Sanità, Vergini e Foria e al Museo del sottosuolo di piazza Cavour.
La mappatura non è conclusa: gli speleologi ispezionano di continuo i cunicoli che riaffiorano dopo crolli e sprofondamenti, e ne scoprono di nuovi.
Sotto Napoli sono noti circa 900.000 metri quadrati di cavità, di cui solo due naturali. Ogni palazzo costruito in tufo ha il suo vuoto: il buco da cui è uscita la pietra, spesso proprio sotto l'edificio.
Da piazza San Gaetano si scende all'acquedotto greco-romano: cunicoli larghi appena quanto un uomo, con tracce dell'intonaco idraulico sulle pareti. Il percorso si collega agli scavi di San Lorenzo Maggiore, pochi passi più in là.
Altri luoghi da visitare sono la Galleria Borbonica, con accesso da via Domenico Morelli, i rifugi antiaerei come quello di Sant'Anna di Palazzo, a Chiaia, la Crypta Neapolitana e la Grotta di Seiano.
I Greci cominciarono a scavare le cave per ricavare i blocchi di tufo di mura e templi. Poi arrivarono i Romani: in età augustea portarono l'acqua dalle sorgenti del Serino, a 70 chilometri, e aprirono le gallerie di Cocceio e di Seiano.
Pozzi e cisterne servirono la città fino al colera del 1885. Durante la Seconda guerra mondiale le cave diventarono rifugi antiaerei: graffiti e oggetti lasciati da chi vi scendeva al suono delle sirene sono ancora lì.
Dal sottosuolo viene anche una leggenda, quella del munaciello, lo spiritello dei vicoli. Forse erano i pozzari, gli addetti ai pozzi, che sbucavano nelle case per rubare o per amoreggiare con le padrone.
Il tufo giallo è cenere eruttata dai Campi Flegrei circa 15.000 anni fa: facile da lavorare con strumenti semplici, ma abbastanza solido da reggere gallerie senza sostegni. Per questo si è scavato per secoli direttamente sotto le case.
Altri accessi portano al Lapis Museum, a Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, all'acquedotto rinascimentale di Palazzo Serra di Cassano, agli ipogei ellenistici tra Sanità, Vergini e Foria e al Museo del sottosuolo di piazza Cavour.
La mappatura non è conclusa: gli speleologi ispezionano di continuo i cunicoli che riaffiorano dopo crolli e sprofondamenti, e ne scoprono di nuovi.